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Londra: si apre l’inchiesta giudiziaria sulla morte di Lady Di

Londra: si apre l’inchiesta giudiziaria sulla morte di Lady Di

Dopo tre anni di pausa, si avvia oggi l’inchiesta giudiziaria della Royal Court of Justice di Londra sulla morte della principessa Diana e del suo partner Dodi al Fayed, figlio del noto proprietario dei magazzini Harrods, Mohammed al Fayed.

Diana e Dodi persero la vita in un incidente automobilistico a Parigi nel 1997.

L’inchiesta giudiziaria vera e propria dovrebbe iniziare verso la fine del corrente anno. L’inchiesta giudiziaria si riapre dopo una pausa durata tre anni durante la quale si sono attesi i risultati dell’inchiesta della polizia britannica.

A breve tuttavia si deciderà se il caso dovrà essere sottoposto o meno a una giuria.

Da notare che sia la polizia britannica che quella francese, avevano scartato le tesi complottiste e concluso che la morte della principessa era dovuta ad un tragico incidente.
La tesi del complotto, sostenuta tra l’altro da Mohammed al Fayed, padre di Dodi, sostiene infatti che la morte di Lady Diana sia stata causata dagli agenti segreti britannici che secondo alcuni sarebbero stati agli ordini del marito della regina Elisabetta, il duca Filippo, o addirittura del principe Carlo, ex marito di Diana.

Dodi e Diana assassinati

Lady Diana“Dodi e Diana assassinati”
di ALESSANDRO OPPES

(Gentilmente tratto dal quotidiano la Republica)

MADRID – Un complotto ordito dalla famiglia reale e dai servizi segreti britannici. A cinque anni esatti dalla tragedia di Parigi, da quello schianto mortale nel tunnel dell’Alma, Mohammed Al-Fayed non vede altra spiegazione all’incidente nel quale persero la vita il figlio Dodi e la principessa Diana. “Li hanno assassinati loro”, ringhia il magnate egiziano in una intervista-bomba rilasciata al magazine domenicale del quotidiano spagnolo El Mundo. Dice e interpreta, fa supposizioni e insulta, ma non porta nessuna prova concreta, confidando probabilmente in una nuova inchiesta che a partire dal prossimo anno potrebbe riaprire il caso, dopo la recente nomina di un nuovo giudice istruttore.

La “cospirazione”: una convinzione, anzi una certezza che gli viene dal fatto che i Windsor “non hanno mai accettato Dodi”. E questo, per Al-Fayed, “è razzismo”, proprio come quello del quale lui stesso si sente vittima da anni in Gran Bretagna, unito alle “gelosie e ai pregiudizi” per aver assunto il controllo di Harrod’s, una importante “istituzione” londinese. I rapporti gelidi tra il magnate e Buckingham Palace non sono una novità, ma il livello dello scontro con la famiglia reale non aveva mai raggiunto i toni contenuti in questa intervista, che ha tutto il sapore di un delirio. “Sanno che penso di smascherarli, che non lascerò che se la cavino”.

 

Al-Fayed ne ha per tutti. “Questo è razzismo, ancora una volta. E chi è il razzista? Chi è il principe Filippo? Lo dico in pubblico, quel viscido, che è venuto dal nulla, che è uscito dal niente. Ed eccolo qui, il tipo che sostiene la nazione”, commenta il tycoon egiziano, che condisce il resto del discorso con una raffica di insulti irripetibili. Nella sala del consiglio di amministrazione, ai piani alti dei magazzini Harrod’s, a Londra, Mohammed Al-Fayed prende respiro e riparte all’attacco.

“Dobbiamo credere a questa banda di imbecilli, omosessuali, mascalzoni e gangsters?”, si chiede. “Sono al potere perché sanno quello che fanno, conoscono i segreti e gli scandali, e manovrano gli altri come marionette”. L’odio per la famiglia reale e per i suoi privilegi è sconfinato. “Questa gente vive ancora nell’allucinazione dell’impero coloniale. Guardate quello che stanno facendo con il Giubileo. Quanto costerà? Milioni. La Regina Madre… Centinaia di milioni, forse migliaia. E questa è una democrazia, chiaro. E uno vede che la gente soffre, che non ha niente da mangiare né dove scaldarsi”.

La “democrazia inesistente” è un altro punto chiave della sparata di Al-Fayed, al quale per anni è stato negato il passaporto britannico. “La situazione non cambierà finché non si raggiungerà una vera democrazia, perché l’attuale democrazia britannica è una stupida copertura, una semplice facciata. Siamo dominati dalla classe dirigente e dalla famiglia reale. Loro sono i maestri, e gli altri semplici individui, schiavi, ma non cittadini”. Si sente vittima di un complotto ad altissimo livello, che però stranamente non è riuscito a rovinargli la vita. E lo spiega così: “Sono molto popolare tra la gente comune. Questo è il motivo per cui mi trovo qui, soprattutto dopo la tragedia che è stata per me la perdita di mio figlio”.

E poi la fede. “Non mi colpisce il fatto che vogliano distruggermi. Credi in Dio, fai il bene, sii caritatevole, preoccupati di quelli che ti stanno intorno, condividi i tuoi beni. E Dio ti aiuterà. Se non hai fatto niente di cattivo, non avrai motivo di perdere il sonno. Potrai svegliarti la mattina pensando a vivere giorno per giorno, accada quel che accada, perché sei nelle mani di Dio”. Quando parla della campagna ordita contro di lui, e nonostante faccia mostra di uno scarso interesse per i beni materiali, il magnate egiziano non può in realtà far a meno di riferirsi ai suoi interessi finanziari, a un problema molto terreno, quello delle imposte. “E continua la cospirazione, una cospirazione senza fine, per ultima quella del fisco”, aggiunge.

Si riferisce alla battaglia persa recentemente in tribunale per mantenere un accordo speciale sulle imposte in base al quale gli sarebbe stato permesso di pagare una somma fissa annuale di 240mila sterline (360mila euro) per cinque anni. Un’opportunità concessa a centinaia di investitori stranieri. Ma a lui, la vittima, il perseguitato, no.

(26 agosto 2002)