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Considerazioni sulla crescita del mercato immobiliare londinese

Considerazioni sulla crescita del mercato immobiliare londinese

Londra continua a mantenere il primato immobiliare tra le città più care del mondo.

Infatti il RICS (Royal Institution of Chartered Surveyors) prevede un aumento dei prezzi del mercato immobiliare inglese del 7%.
Saranno contenti coloro che pensano di vendere un immobile tuttavia ciò significa un nuovo mancato accesso di nuovi acquirenti, in particolare nell’acquisto della prima casa.

Non è ancora chiaro tuttavia il ruolo giocato dai due recenti aumenti del tasso d’interesse da parte della Banca d’Inghilterra.

Alcuni confermano che un nuovo previsto rialzo del tasso d’interesse al 5,25% porterà i risultati sperati, rallentare la pazza corsa del mercato immobiliare.

Altri continuano a sostenerne continue condizioni di crescita con un aumento costante dei prezzi delle case.

Uno studio recente pubblicato dal quotidiano inglese Times sostiene che a oggi il prezzo medio di una casa a Londra si aggira intorno alle 297.132 sterline, con una crescita di circa il 14,9%, in particolare di aree come Barnet e Edgware o Clapham.
Molti sono i  commenti a questa sproporzionata crescita.
Cogliamo in particolare quelli di coloro che sostengono che in fin dei conti le figure di crescita non sono veritiere visto che la decisione del valore commerciale di un immobile spetta alle banche incaricate al lascito dei mutui.
Possibile che gli agenti immobiliari siano così incauti da pubblicizzare un mercato puramente fitizio con l’obiettivo esclusivo di attrarre nuovi immobili nel mercato?

E a sorpresa anche Londra da’ una stretta

E a sorpresa anche Londra dà una stretta
 
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Alla vigilia, solo 7 dei 46 economisti interpellati dalla Reuters avevano previsto la mossa. Ha quindi sorpreso quasi tutti la decisione con cui ieri la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi dal 4,50 al 4,75%, provocando un’immediata impennata della sterlina, salita dello 0,6% nei confronti del dollaro, a quota 1,8879. Il comunicato dell’Istituto centrale britannico ha motivato il rialzo   sulla base dell’attuale scenario di crescita sostenuta e di inflazione che già viaggia mezzo punto sopra l’obiettivo del 2% e che per il momento resterà elevata. Secondo alcuni economisti, anche dopo l’intervento di ieri restano ancora margini di manovra per ulteriori strette al costo del denaro entro la fine dell’anno. Quanto all’evoluzione della politica monetaria americana, giovedì prossimo si riunirà la Federal reserve,  e al momento i mercati prezzano solo il 40% di possibilità che Ben Bernanke alzi il costo del denaro. Una pausa che sarebbe giustificata dal rallentamento in atto dell’economia, confermato anche dagli ultimi deludenti dati congiunturali relativi all’indice manifatturiero e agli ordini alle imprese.