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Londra: una GNG cattolica nel cuore pulsante della citta’

Londra: una GMG cattolica nel cuore pulsante della città

di Stefano Caredda

http://korazym.org

 

  “Spirit in the City”: le parrocchie del West End organizzano quattro giorni di preghiera, adorazione, evangelizzazione di strada e condivisione. Giovani cattolici fra Soho e Piccadilly per testimoniare la propria fede. Con consapevolezza.   

  LONDRA – Una sorta di Giornata Mondiale della Gioventù nel centro di Londra. Quattro giorni di appuntamenti nelle chiese, nelle piazze e nelle vie della capitale britannica, animate dai giovani cattolici delle quattro parrocchie cattoliche del West End, il cuore pulsante di Londra. A Soho e Covent Garden, fra gli uffici e i turisti, nei luoghi solitamente dedicati al divertimento e allo shopping, con negozi, ristoranti, teatri, pub, droga e sesso, vanno in scena il suono delle chitarre e l’ondata di magliette bianche con il logo di questa iniziativa: “Spirit in the City”. 
 
Tutta la Londra cattolica, in verità, durante il week-end si è mobilitata. Nelle giornate fresche e ventilate comprese fra giovedì 13 e domenica 16 luglio, quattro giorni dedicati dall’intera diocesi ad iniziative di testimonianza ed evangelizzazione, sulla scia di un invito del cardinale Cormac Murphy-O’Connor, che di Westminster è arcivescovo: “Open the Doors”. Ad aprire le porte i parroci del centro città, che fanno bene il loro mestiere, sono abituati (lo abbiamo evidenziato in occasione dell’EuroPride svoltosi lo scorso 1 luglio): per non smentirsi, stavolta aprono le porte non solo per aspettare che qualcuno entri, ma anche per uscire e andare a cantare, a pregare, a parlare direttamente in strada o in piazza. Se evangelizzazione deve essere, che lo sia davvero.

Ad unire le forze, come detto, sono quattro parrocchie, disposte a raggiera fra Soho, Piccadilly e Covent Garden. C’è la parrocchia di Our Lady of the Assumption & St. Gregory, in Warwick Street, a due passi dal traffico di Piccadilly Circus; c’è quella del Corpus Christi in Maiden Lane, nella confusione di Covent Garden; c’è la French Church (Notre Dame de France) a Leicester Square, fra un cinema, un teatro e un ristorante spenna-turisti; e c’è infine St. Patrick’s in Soho Square, punto di partenza e di arrivo di ogni tour per il quartiere più conosciuto e multiforme di Londra. Ogni giorno almeno 250mila persone passano per questi luoghi: le quattro parrocchie mettono in piedi una staffetta e dal mezzogiorno di giovedì al tramonto della domenica è un fiorire di incontri e di iniziative.

Si comincia con quaranta ore di adorazione continua a St. Gregory, con catechesi, gruppi di discussione, momenti di socializzazione e di ristoro. Ci sono preghiere mattutine e meditazioni serali, cui fanno seguito tre processioni eucaristiche, a segnare il passaggio di consegne fra una parrocchia e l’altra.

Sono le ventidue di un affollato venerdì sera quando dal Corpus Christi a Maiden Lane cento giovani armati di chitarre, canti e volantini iniziano a percorrere le vie della città per giungere in Soho Square. Non è una novità assoluta: da queste parti è piuttosto frequente scorgere gruppi religiosi che viaggiano con strumenti musicali alla mano. Questi giovani cattolici però si distinguono per due cose: certamente per il loro considerevole numero, ma ancor più per il fatto che dietro di loro il parroco di St. Patrick’s avanza tenendo bene in vista un’ostia consacrata. “Oh, it’s catholic”, commentano due donne di mezza età davanti ad un bar.

Una squadra di sorridenti giovani distribuisce a destra e a sinistra, lungo il percorso, i volantini di Spirit in the City: è una piccola lezione di catechismo, perché si va subito al sodo e si ricorda a tutti il significato di quel pezzo di pane portato in processione. Se ha un senso essere cattolici nella terra della Chiesa anglicana, lo si trova proprio nella presenza reale di Dio in quel pezzo di pane: le parrocchie cattoliche e le pubblicazioni che in esse sono disponibili lo rammentano in continuazione.

Città multietnica e multiculturale per eccellenza, Londra risponde con ironia e con distacco, con vicinanza e con attenzione. “No, I’m a muslim”, risponde cortesemente un giovane musulmano al cattolico che gli porge il volantino. “I’m gay”, urla un altro poco più in là, come se l’essere omosessuale fosse una religione, e come se l’esserlo implicasse l’impossibilità di avere una fede religiosa. I turisti orientali guardano incuriositi, tanti ragazzotti alla settima pinta di birra semplicemente ignorano, altri si fanno due risate e scuotono il capo. Qualcuno si accoda, timidamente. La gran parte, per curiosità, accetta il volantino e lo legge: “Vediamo un po’ chi sono questi”, sembrano domandarsi. La polizia controlla il tutto: non ci sono motivi di preoccupazione. Quando si arriva a St. Patrick’s,  ecco l’adorazione notturna, fino oltre la mezzanotte.

Insomma, quello che non trovate a Roma, cuore del cattolicesimo (dove, per fare un esempio, l’appuntamento diocesano con l’adorazione eucaristica dei giovani in Sant’Agnese in Agone a piazza Navona è sospeso per ferie), potete trovarlo a Londra, cuore dell’anglicanesimo. Misteri… della fede.

Sabato è la giornata della missione di strada, e per tutto il pomeriggio a Soho Square è tempo di “Street Evangelisation”: band cristiane suonano sul palco allestito per l’occasione, mentre gli altri cercano un confronto e una discussione, una condivisione e uno scambio di opinioni. I risultati non possono essere resi con i numeri, ma certo sono positivi. Nel tardo pomeriggio, si celebra la messa, che alterna il latino dei momenti solenni alle chitarre elettriche dei canti giovanili, allegri e gioiosi. Dopo la cena comune, alle nove della sera è la volta della preghiera di Taizé: tornano le chitarre acustiche, resta alta l’intensità della partecipazione.

Una esperienza, quella di Spirit in the City, che si conclude domenica pomeriggio con uno spettacolo teatrale e un vero e proprio Happy Hour stile inglese, con musica, danze e drink. L’occasione più comune per conoscere e conoscersi meglio.

Ne viene fuori l’immagine di una chiesa cattolica viva, che in una terra di frontiera sa mantenere visibile la sua presenza e soprattutto sa concentrare la sua attenzione sull’essenzialità del messaggio cristiano e sulla peculiarità di quello cattolico. Non si parla di morale o di politica, non sono questi i primi argomenti che saltano all’occhio arrivando in un ambiente cattolico: tutto è invece rivolto ai principi basilari della fede, e in particolare al significato di quel “This is my body” (“Questo è il mio corpo”) che così spesso, anche nelle omelie, i sacerdoti sottolineano. I cattolici inglesi, insomma, sembrano essere ben consapevoli dei contenuti della loro fede. Forse lo sono più di quanto non lo siano i cattolici italiani.

 

Reality sacri

Reality sacri: nel nome del Padre, del Figlio e del Grande Fratello
Tratto da http://format.blogosfere.it
 

 Ecco tutti i reality show approvati dalle autorità ecclesiastiche.

Nel post “Reality Vaticani: l’isola dei compagnucci della parrocchietta”, ripreso anche da Libero, avevo riferito dei progetti della tv cattolica italiana per convertire al sacro il genere televisivo più profano.

Il magazine Zenit ci informa adesso che la produzione di reality “spirituali” è già molto copiosa nei paesi anglosassoni.

Ed illustra i vari programmi uno per uno in un interessante report del 10 giugno tratto da alcuni quotidiani britannici delle settimane precedenti.

“L’articolo dell’Observer (del 26 aprile, ndr) commenta anche la recente premiazione annuale per i programmi televisivi religiosi, che si è svolta a Lambeth Palace, sede dell’Arcivescovado anglicano di Canterbury…Il reality show ‘The Monastery’ di 5 uomini che hanno trascorso 40 giorni in un convento ha vinto un premio di merito. Questo programma ha registrato un’audience di 2,5 milioni di telespettatori e se ne prevede un seguito…”

“Il 22 maggio, un altro quotidiano britannico, l’Independent, ha evidenziato la popolarità dei programmi religiosi tipo i reality show. A giugno la BBC2 trasmetterà ‘The Convent’, in cui si seguirà la vita di 4 donne che trascorreranno 6 settimane in una comunità di suore”.

“Sempre a giugno, Channel 4 trasmetterà ‘Six Feet Under: The Muslim Way’, su un’attività di onoranze funebri musulmana con sede a Londra”.

“Secondo l’Independent, per attirare l’attenzione delle giovani generazioni, la religione deve essere presentata anche nella forma dell’intrattenimento. E il profilo di interesse umano tipico dei reality show è un modo per fare ciò”.

“Anche negli Stati Uniti sta decollando il format dei reality show con contenuto religioso. La Domenica di Pasqua è iniziata una serie in 5 parti, intitolata ‘God or the Girl’, trasmessa dalla A&E Television, in cui i quattro protagonisti dovevano decidere se entrare in seminario o scegliere il matrimonio”.

“È in preparazione anche una versione per gli Stati Uniti di ‘The Monastery’. Divisa in 10 parti, essa dovrebbe andare in onda questo autunno su Learning Channel. Cinque uomini e cinque donne, provenienti da diverse estrazioni vengono ripresi mentre trascorrono 40 giorni in un monastero, come riferito dal Boston Globe l’11 aprile”.

“Gli uomini sono stati nel Monastery of Christ, a nord di Santa Fe, New Mexico, dai primi di febbraio a metà marzo. Le donne invece nell’abbazia di Nostra Signora del Mississippi, in una fattoria nei pressi di Dubuque, Iowa, da dicembre ai primi di febbraio”. <>, ha spiegato il produttore Sarah Woodford”.
 

Ritornano i cattolici sul trono di Inghilterra?

Ritornano i cattolici sul trono di Inghilterra?


La rottura tra la Gran Bretagna e la chiesa romana
cominciò con la scomunica di Enrico VIII
 LONDRA – In origine ci furono Enrico VIII e Anna Bolena. Poi nel 1701 arrivò l’Act of Settlement, un provvedimento che impedisce a chi è di fede cattolica di salire al trono britannico. Ma ora il governo di Tony Blair potrebbe far cadere un caposaldo della monarchia inglese. Così, dopo l’abolizione dell’ereditarietà nella Camera dei Lords, un’altra piccola rivoluzione investirebbe il potere della regina Elisabetta.

Finora la monarchia non è stata toccata dalle riforme istituzionali messe a punto dal gabinetto Blair nel 1997. Ma non è detto che le cose non possano cambiare. “Questo governo si batte contro ogni tipo di discriminazione e non potrebbe comunque difendere un principio che sia discriminante verso qualche categoria”, ha commentato un portavoce di Downing Street.

Negli anni passati molti esponenti della Chiesa cattolica hanno cercato di fare pressioni perché questo atto venisse annullato, ma non si è mai giunti a nulla. L’Act of Settlement arriva ai tempi della regina Anna, all’inizio del XVIII secolo, per consentire che a lei – priva di eredi – succedesse un protestante della dinastia Hannover, suo cugino Giorgio I. D’altronde la rottura con la Chiesa romana risaliva al 1530: in seguito al divorzio di Enrico VII dalla moglie Caterina di Aragona per sposare Anna Bolena arrivò la scomunica.

Insomma, visto che la Chiesa d’Inghilterra è la religione di Stato, anche il re o la regina devono appartenere a questa confessione. E questo nonostante la presenza di 4 milione 400 mila cattolici tra Inghilterra e Galles e 750 mila in Scozia. Tuttavia se cambiamento ci sarà, sarà abbastanza complesso, perché dovrà riguardare tutti i quindici paesi del Commonwealth.

(11 novembre 1999)