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Storie di successo della Londra solidale

Storie di successo della Londra solidale

http://it.news.yahoo.com  
Pochi chilometri a nord del lago Vittoria, in Africa, c’è un ospedale dove i pazienti possono dormire su letti “very British” o subire un intervento su tavoli operatori arrivati direttamente dalle sponde del Tamigi: quando nel 2005 il London’s Middlesex Hospital venne chiuso, gran parte dei suoi arredi vennero trasferiti in Uganda . La storia è raccontata sull’ultimo numero del British Medical Journal.

Dietro questa bella storia di sanità internazionale e solidale ce n’è un’altra ed è la storia di un uomo che sta sempre più riscuotendo successo nel settore della ricerca onco-ginecologica: il prof. Ian Jacobs, ginecologo ed oncologo britannico, dirige attualmente l’Istituto per la salute femminile dello University College London, da lui stesso fondato nel 2004.

L’Istituto, che ha saputo unire ricercatori e clinici, impegnati a lavorare in stretta collaborazione, ha un chiaro obiettivo: diventare centro europeo leader nel settore della salute della donna e mettere in campo iniziative strategiche locali ed internazionali; sono dodici i progetti attualmente avviati dal team di Jacobs in Uganda. Ed i fondi sembra non manchino: più di venti anni fa, Ian Jacobs ebbe la fulminante idea di scrivere alle cento maggiori aziende della City londinese, chiedendo di partecipare alla raccolta di fondi per la ricerca contro il cancro. Ha così avuto inizio quella che oggi è Eve Appeal, una grande organizzazione benefica inglese, nata per finanziare la ricerca sperimentale contro le malattie tumorali di ambito ginecologico: tra le quali il solo cancro alle ovaie, nel Regno Unito, colpisce annualmente dalle 5 mila alle 7 mila donne, le cui possibilità di vittoria sulla malattia aumentano quanto più precocemente venga intercettato il tumore.

Ed è proprio per aumentare le possibilità di cura per il tumore alle ovaie che il professor Jacobs continua a “sognare”, ma con i piedi ben posati al suolo: nel 2001 ha messo su uno dei più ampi studi randomizzati, lo studio UKCTOCS: 202 mila donne reclutate per misurare la riduzione della mortalità e della morbilità rapportabile all’utilizzo delle tecniche diagnostiche per lo screening del cancro alle ovaie. Sulla base dei risultati di tale ricerca, conclusa lo scorso anno, Jacobs spera e crede di potere avviare una campagna nazionale di prevenzione del tumore ovarico, la cui efficacia, a detta dello stesso professore, almeno eguaglierà quella dello screening per il cancro al seno.

Fonte:Kmietowicz Z. Gynaecology sans frontieres. British Medical Journal 2006

Clinical trial: sperimenta un siero, ora e’ malato di cancro

Clinical trial: Sperimenta un siero, ora è malato di cancro 

http://ilgiornale.it
 
 
Cinque mesi fa era stato ricoverato insieme ad altri cinque volontari dopo la sperimentazione di un nuovo siero che aveva avuto pesanti conseguenze sulla loro salute. Ora gli è stato diagnosticato un tumore nella fase iniziale e ha raccontato la sua storia ad un giornale britannico. David Oackley, 35 anni, di Londra, afferma che i medici gli hanno diagnosticato una forma «aggressiva» di tumore.  «Ho molta paura – ha detto al Mail on Sunday – cerco di non abbattermi troppo pensando alla possibilità della chemioterapia o che potrei morire». Oackley, istruttore in una scuola guida di Londra, aveva avuto una reazione grave alla somministrazione di un nuovo farmaco, chiamato Tgn 1412 e studiato per il trattamento,  tra l’altro, della leucemia e dell’artrite reumatoide. Alla sperimentazione avevano preso parte otto volontari: a sei era stato somministrato il medicinale ed erano stati tutti ricoverati per pesanti conseguenze.
 

Difetti genetici, nuovo test per scoprirli

DIFETTI GENETICI, NUOVO TEST PER SCOPRIRLI

http://farmacia.it
Arriva dalla Gran Bretagna un aiuto per le coppie che ricorrono alla fertilizzazione in vitro e che hanno un alto rischio di tramandare gravi difetti genetici: grazie ad un nuovo test sarà possibile infatti individuare in modo più rapido e sicuro gli eventuali difetti degli embrioni prima dell’impianto.

Il test aumenta le probabilità di partorire un bambino sano, utilizza una tecnica che esamina l’intero DNA di una cellula piuttosto che ricercare il possibile gene difettoso. Così facendo sarà possibile individuare diverse patologie, invece che una sola.

L’equipe ha sviluppato il nuovo test (Pgh-Pre-implantation genetic haplotyping) presso il Guy’s Hospital di Londra.

Londra pronta al trapianto di faccia

Londra pronta
al trapianto di faccia

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net
 
La Gran Bretagna si appresta a realizzare quattro interventi su grandi ustionati 

LONDRA, 19 giugno 2006 – Dopo la Francia, anche la Gran Bretagna è pronta a dare il via libera ai trapianti del viso: il comitato etico del londinese Royal Free Hospital dovrebbe presto autorizzare quattro interventi chirurgici, come scrive il settimanale The Observer; l’annuncio ufficiale dovrebbe essere diffuso mercoledì.

L’operazione di trapianto parziale o totale del viso ha sollevato alcuni problemi etici anche per il possibile trauma psicologico per il paziente, costretto ad assumere la fisionomia del donatore. L’equipe del Royal Free Hospital di Londra, guidato dal chirurgo plastico Peter Butler, ha già iniziato a selezionare pazienti vittime di gravi ustioni: il criterio più importante è quello psicologico, come ha spiegato lo stesso Butler.

“Occorre scegliere i pazienti giusti: valuteremo come hanno saputo affrontare la lesione originale e le successive operazioni di plastica facciale: bisogna essere forti per poter affrontare un intervento del genere”, ha dichiarato il chirurgo.

Il risultato è un viso “ibrido”, nel senso che la faccia deve adattarsi alla struttura ossea sottostante, ma in linea di massima i lineamenti, il colore della pelle e la peluria facciale rimangono quelli del donatore.

L’intervento ha una durata di 14 ore ed un costo di circa 30mila euro: da un punto di vista clinico, l’aspetto più importante è che i pazienti dovranno assumere farmaci immunodepressivi per il resto della loro vita per evitare il rigetto dei nuovi tessuti.

Un rischio che è del 10% nel primo anno e fino al 50% nei cinque anni successivi, senza contare il rischi di tossicità associati a tali farmaci.