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Gran Bretagna, il vino si vende più della birra

Gran Bretagna, per la prima volta il vino si vende più della birra

LONDRA – Il vino conquista le tavole degli inglesi che, nonostante il tradizionale amore per la birra, nell’ultimo anno hanno preferito al profumo del malto quello dell’uva. Come gli abitanti della del regno unito abbiano cambiato gusto in fatto di alcol lo testimonia un sondaggio realizzato dalla rivista “Marketing” e riportato dal quotidiano inglese “Daily Telegraph”. Secondo i dati pubblicati le vendite di vino nei negozi, nell’ultimo anno, sono aumentate di 368 milioni di euro, e hanno raggiunto un fatturato totale di 2,9 miliardi. Quelle di birra invece sono scese dello 0,7% a 2,6 miliardi di euro. La rivista che ha realizzato il sondaggio sottolinea, inoltre, che il recente successo del vino è dovuto alle nuove strategie di promozione e commercializzazione che hanno fatto conoscere ai britannici l’esistenza di diversi tipi di vino e le loro rispettive qualità. Ma anche la tv ha fatto la sua parte. Serie televisive di successo quali Will & Grace e Friends, per esempio, sono state stata sponsorizzate da grandi case vinicole californiane e australiane, aprendo al marketing del vino nuovi canali di comunicazione. E film come Bridget Jones – nel quale la protagonista rivela il suo amore per lo chardonnay – e Sideways – nel quale vengono ampiamente discussi i meriti e i pregi del pinot nero – hanno dato a certi tipi di vini un valore aggiunto, pur se ideale, che li ha di colpo resi noti, desiderabili e alla moda. Basti pensare che proprio a gennaio, in coincidenza con l’uscita di Sideways nelle sale cinematografiche, le vendite di pinot nero sono aumentate del 22%. “Il vino è entrato a far parte della cultura popolare” in Gran Bretagna, ha dichiarato Drew Barrand della rivista Marketing, sottolineando: “Alla gente prima i vini sembravano tutti uguali, ma ora ne capiscono di più. E’ la bevanda che le classi medie ed alte scelgono”. Che si tratti dell’ennesimo status symbol o della primavera emozionante di un nuovo amore questo ancora non si sa. Quel che è certo però è che ci vorrà ancora molto tempo prima che i britannici, in massa, comincino ad apprezzare in particolare la produzione vinicola italiana. Secondo il sondaggio infatti, nella top 10 dei marchi preferiti dai cittadini del Regno Unito, figurano quattro case vinicole australiane, due californiane, due sudafricane, una cilena ed una britannica, la Stowells, specializzata nella vendita di vini di tutto il mondo. Tuttavia, in questo boom, forse perché non economicamente capaci di sostenere grandi sponsorizzazioni, i vini italiani hanno un piccolo gruppo di estimatori nel Paese. (23 agosto 2005) http://credit-n.ru/blog-listing.html http://credit-n.ru/offers-zaim/migcredit-dengi-v-dolg.html

Salvo il faro di Virginia Woolf

Virginia WoolfSalvo il faro di Virginia Woolf
di ARTURO COCCHI

(Tratto dal quotidiano la Repubblica)
La copertina di “Gita al faro”
LONDRA – Rimarrà acceso il faro che ha ispirato uno dei capolavori di Virginia Woolf. Le autorità inglesi avevano programmato di spegnere la sua luce entro il 2010. Ma ora la Trinity House, l’agenzia che gestisce la rete segnaletica per la navigazione sulle coste dell’Inghilterra e del Galles, è tornata sui propri passi.

La notizia dell’imminente dismissione della struttura, apparsa sull'”avviso ai naviganti” che l’autorità dirama a ogni inizio di anno, aveva suscitato l’ostilità e la resistenza congiunte di due categorie ben distinte. Da una parte c’erano, prevedibilmente, marinai e pescatori, tutt’altro che convinti che la tecnologia e il computer siano in grado di sostituire i tradizionali segnali luminosi e sonori. Dall’altra gli intellettuali e i fan della scrittrice inglese, alle prese con la scomparsa di una vera e propria icona letteraria, su cui è basato Gita al Faro (To the lighthouse), romanzo-capolavoro del 1927.

Il faro in questione è Godrevy, situato su un isolotto davanti al villaggio di St. Ives, in Cornovaglia, anche se nella finzione le vacanze dell’artista e i relativi riferimenti traslano su una delle Ebridi. I genitori della scrittrice possedevano una casa a St. Ives: da là Virginia, nell’adolescenza, vedeva arrivare il fascio luminoso, che si propagava per circa 22 chilometri (12 miglia nautiche), attraverso la baia. Nel romanzo tutto però si trasferisce sull’isola di Skye, teatro delle vacanze della famiglia Ramsay e di una giovane, aspirante artista, che compie frequenti quanto infruttuosi tentativi di approdo al faro.

Alla fine, comunque, più delle rimostranze degli uomini di cultura (anche italiani), alla sopravvivenza del faro, attivo da 146 anni, ha giovato l’insistenza degli uomini di mare, capaci di convincere la Trinity House che le 108 mila sterline annue (156 mila euro) necessarie al funzionamento dell’impianto sono tuttora un esborso giustificato.

La baia di St. Ives, d’altra parte, è l’unico angolo della costa settentrionale della Cornovaglia capace di offrire un riparo sicuro alle imbarcazioni che vengono sorprese dai ricorrenti cicloni che arrivano da Sud-ovest. Questo deve aver convinto la Trinity House, che comunque metterà a riposo dieci dei suoi 71 fari, mentre per altri due il destino è in bilico. La luce di Godrevy, comunque, brillerà meno: il fascio verrà ridotto di due miglia, da 12 a 10.

(3 agosto 2005) http://credit-n.ru/trips.html http://credit-n.ru/forex.html