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Considerazioni sulla crescita del mercato immobiliare londinese

Considerazioni sulla crescita del mercato immobiliare londinese

Londra continua a mantenere il primato immobiliare tra le città più care del mondo.

Infatti il RICS (Royal Institution of Chartered Surveyors) prevede un aumento dei prezzi del mercato immobiliare inglese del 7%.
Saranno contenti coloro che pensano di vendere un immobile tuttavia ciò significa un nuovo mancato accesso di nuovi acquirenti, in particolare nell’acquisto della prima casa.

Non è ancora chiaro tuttavia il ruolo giocato dai due recenti aumenti del tasso d’interesse da parte della Banca d’Inghilterra.

Alcuni confermano che un nuovo previsto rialzo del tasso d’interesse al 5,25% porterà i risultati sperati, rallentare la pazza corsa del mercato immobiliare.

Altri continuano a sostenerne continue condizioni di crescita con un aumento costante dei prezzi delle case.

Uno studio recente pubblicato dal quotidiano inglese Times sostiene che a oggi il prezzo medio di una casa a Londra si aggira intorno alle 297.132 sterline, con una crescita di circa il 14,9%, in particolare di aree come Barnet e Edgware o Clapham.
Molti sono i  commenti a questa sproporzionata crescita.
Cogliamo in particolare quelli di coloro che sostengono che in fin dei conti le figure di crescita non sono veritiere visto che la decisione del valore commerciale di un immobile spetta alle banche incaricate al lascito dei mutui.
Possibile che gli agenti immobiliari siano così incauti da pubblicizzare un mercato puramente fitizio con l’obiettivo esclusivo di attrarre nuovi immobili nel mercato?

Oslo, Londra e Copenaghen le citta’ piu’ care al mondo

Oslo, Londra e Copenaghen le città più care al mondo

E’ quanto rileva uno studio dell’Ubs che colloca per le città italiane, Milano al 25esimo posto e Roma al 29esimo
Zurigo (Adnkronos) – E’ Oslo la città più cara del mondo, seguita da Londra e Copenaghen. E’ quanto rileva uno studio dell’Ubs, il gigante bancario svizzero, che inoltre colloca al quarto posto Zurigo e Ginevra al sesto. Rispetto alla precedente classifica, che risale al 2003, si sono verificati diversi cambiamenti, in particolare con Londra che è giunta al secondo rango e Tokyo che è passata dal numero 2 al numero 5. Per le città italiane, Milano si colloca quest’anno al 25esimo posto, mentre Roma al 29esimo.

Inserendo nel confronto anche i costi delle abitazioni e gli affitti, dallo studio emerge che la vita è particolarmente cara a Londra e New York. Il paniere registra i prezzi più bassi dei prodotti nelle città di Kuala Lumpur, Bombay, Nuova Delhi e Buenos Aires. Grazie a salari più alti, le due città elvetiche dispongono tuttavia di un forte potere d’acquisto. Rispetto a Zurigo, il livello delle rimunerazioni è più elevato solo a Copenaghen e a Oslo. Ginevra si colloca in quarta posizione, seguita da New York e Londra. Milano è 28esima, Roma 31esima.

Nel confronto sui salari netti, le città scandinave e tedesche perdono terreno a causa dell’elevato livello di imposte e di contributi sociali. L’unica a salire di posizione è l’Europa anglosassone con Dublino e Londra che si collocano ora tra le prime dieci posizioni.

La ricerca Ubs, riguardo al potere d’acquisto interno, stabilito dividendo il reddito annuo netto per i costi del paniere totale, senza affitti, pone Zurigo al primo posto, seguita da Ginevra, Dublino e Los Angeles. Milano è al 30esimo gradino, Roma al 35esimo.

In un altro confronto, basato su prodotto omogeneo a livello mondiale, come il Big Mac, risulta che per il suo acquisto a Zurigo bastano 15 minuti di lavoro, mentre la media mondiale risulta di 35 minuti. Le differenze sono notevoli: a Nairobi serve un’ora e mezza di lavoro per potersi comprare un Big Mac. Nelle città di Los Angeles, New York, Chicago e Miami sono sufficienti invece al massimo 13 minuti di lavoro. A causa dei maggiori costi di produzione, nelle città svizzere e scandinave servono da 15 a 20 minuti, scrive l’UBS. Per Milano sono stati indicati invece 20 minuti, per Roma 39.

Londra, intervento choc a 10 anni dal trapianto riparte col cuore vecchio

Londra, intervento choc a 10 anni dal trapianto riparte col cuore vecchio

Daniela Daniele (tratto dal quotidiano La Stampa http://www.lastampa.it/)

ROMA. Dopo aver «riposato» per una decina d’anni, confidando nell’aiuto di un suo simile ricevuto da un donatore, il vecchio (si fa per dire) cuore di una ragazzina ha ricominciato a funzionare come si deve. Così, quello donato, dopo aver portato a termine il proprio compito, è stato tolto dal petto della creatura che aveva contribuito a tenere in vita. E ora si parla di intervento eccezionale, il primo del genere in Gran Bretagna e, sostengono i cardiochirurghi che l’hanno eseguito, quasi sicuramente anche il primo nel mondo. A descrivere il caso della dodicenne Hannah Clark, originaria del Galles, sono i medici del Great Ormond Street Hospital for Children di Londra. L’adolescente aveva subito un trapianto eterotopico quando aveva appena due anni: l’operazione consiste nell’affiancare il nuovo organo a quello vecchio, non più funzionante, che però rimane al proprio posto. Negli ultimi tempi, però, erano sorte complicazioni non da poco: l’organismo della ragazza aveva incominciato a reagire male ai farmaci anti rigetto. I chirurghi hanno quindi deciso di eliminare il muscolo cardiaco del donatore. «Abbiamo scoperto che il vecchio cuore della ragazza funziona abbastanza bene – spiega un portavoce dell’ospedale -. Rimuovendo l’organo trapiantato siamo stati, così, in grado di eliminare i farmaci anti-rigetto». E il vecchio cuore, «ripristinato», è tornato a scandire, regolare, i suoi battiti. Ora la ragazza sta recuperando molto bene. I chirurghi hanno dichiarato che sarebbero sorpresi se qualcuno sostenesse di aver già fatto un intervento simile: «Crediamo sia il primo al mondo». Sir Magdi Yacoub, il chirurgo che aveva eseguito il trapianto originale, si è detto molto felice che il cuore della ragazza abbia ripreso a lavorare così bene. «Ora è praticamente normale – ha detto il medico, di origini egiziane, alla Bbc Radio – questo è davvero un lieto fine». Secondo i medici britannici, si tratta di un importante sviluppo nel trattamento delle persone con cardiomiopatia. «Alcuni chirurghi, come Yoacoub, hanno pensato a lungo che un cuore in difficoltà, a causa di un’infiammazione acuta, avrebbe potuto recuperare la funzionalità se fosse stato messo a riposo – spiega Peter Weissberg della British Heart Foundation -. Ebbene, questo sembra proprio il caso della ragazza. L’organo trapiantato ha permesso a quello originale di prendersi una pausa». Entusiasta Bruno Gridelli, direttore scientifico dell’Ismett, l’Istituto mediterraneo dei trapianti di Palermo. «E’ certamente un annuncio molto interessante – commenta -. Il trapianto di cuore eterotopico, o ausiliario, ha precise indicazioni, abbastanza ristrette, e si fa da tempo: di fianco al cuore nativo si pone quello del donatore, che non ne sostituisce completamente la funzione, ma in parte». La novità consiste nel fatto che, rimosso il cuore trapiantato, quello nativo ha ripreso a funzionare bene. «Questo dimostra ciò che negli ultimi tempi si è ormai capito – spiega il dottor Gridelli -. Anche il cuore mette in atto processi di autorigenerazione e autoriparazione, efficaci nel farlo guarire da alcune patologie». Un concetto che sta alla base dell’ultima frontiera della medicina: la genetica. «Si è compreso che i processi di autorigenerazione del cuore intervengono normalmente – continua il medico -. Però, spesso non sono sufficienti per riparare certi danni. Questa è la ragione per la quale, in più parti nel mondo, si stanno attivamente studiando trial clinici con l’iniezione di cellule staminali nel cuore, proprio allo scopo di aiutarlo a ripararsi». Che cosa è accaduto, dunque, alla piccola Hannah? «Probabilmente – conclude Gridelli – nel corso di questi dieci anni durante i quali il suo cuore è stato a riposo, e senz’altro anche grazie alla giovane età del soggetto, si sono messi in atto proprio quei processi di autoriparazione. Questa è una bellissima notizia e credo sia davvero la prima volta che accade nel mondo. Per non parlare del fatto che conferma tutto quanto avevamo appreso dall’osservazione dei modelli animali in laboratorio».

TUMORI: STUDIO LI COLLEGA A PESTICIDI

TUMORI: STUDIO LI COLLEGA A PESTICIDI

(ANSA) – LONDRA, 21 MAR – Livelli di pesticidi finora considerati innocui potrebbero accumularsi pericolosamente nel corpo di neonati e bambini piccoli, causando il cancro piu’ avanti nella vita. E’ quanto sostiene un gruppo di scienziati dell’universita’ di Liverpool, secondo i quali quantita’ anche molto basse di sostanze chimiche rilasciate da pesticidi ed alcune materie plastiche possono avere un impatto sullo sviluppo del feto ed aumentare le possibilita’ che il bambino contragga il cancro negli anni seguenti. Gli organoclorurati, questo il nome delle sostanze che sarebbero pericolose anche in scarse quantita’, si accumulano nel latte materno, aumentando il rischio di ingestione nei bebe’. Queste sostanze avrebbero un effetto sulla produzione di ormoni, aumentando il rischio di tumori, in particolare del seno e della prostata. Secondo Vyvyan Howard e John Newby, i due ricercatori che hanno condotto lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica britannica Journal of Nutritional and Environmental Medicine, i risultati della ricerca dovrebbero spingere i genitori a scegliere cibi biologici e a fare attenzione a lavare con cura frutta e verdura, sbucciandola quando e’ possibile. Gli studiosi ritengono inoltre che le autorita’ britanniche dovrebbero rivedere le proprie regole riguardo ai livelli di pesticidi considerati sicuri: ”Stiamo parlando di sostanze che possono potenzialmente causare il cancro nei bambini ad una concentrazione di una parte per miliardo o di una parte per migliaio di miliardi e non di una parte per milione, e cioe’ ad una concentrazione di gran lunga minore di quanto pensato sinora”, ha spiegato al quotidiano The Guardian la ricercatrice Vyvyan Howard.(ANSA).
 

TUMORI: STUDIO LI COLLEGA A PESTICIDI

TUMORI: STUDIO LI COLLEGA A PESTICIDI

(ANSA) – LONDRA, 21 MAR – Livelli di pesticidi finora considerati innocui potrebbero accumularsi pericolosamente nel corpo di neonati e bambini piccoli, causando il cancro piu’ avanti nella vita. E’ quanto sostiene un gruppo di scienziati dell’universita’ di Liverpool, secondo i quali quantita’ anche molto basse di sostanze chimiche rilasciate da pesticidi ed alcune materie plastiche possono avere un impatto sullo sviluppo del feto ed aumentare le possibilita’ che il bambino contragga il cancro negli anni seguenti. Gli organoclorurati, questo il nome delle sostanze che sarebbero pericolose anche in scarse quantita’, si accumulano nel latte materno, aumentando il rischio di ingestione nei bebe’. Queste sostanze avrebbero un effetto sulla produzione di ormoni, aumentando il rischio di tumori, in particolare del seno e della prostata. Secondo Vyvyan Howard e John Newby, i due ricercatori che hanno condotto lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica britannica Journal of Nutritional and Environmental Medicine, i risultati della ricerca dovrebbero spingere i genitori a scegliere cibi biologici e a fare attenzione a lavare con cura frutta e verdura, sbucciandola quando e’ possibile. Gli studiosi ritengono inoltre che le autorita’ britanniche dovrebbero rivedere le proprie regole riguardo ai livelli di pesticidi considerati sicuri: ”Stiamo parlando di sostanze che possono potenzialmente causare il cancro nei bambini ad una concentrazione di una parte per miliardo o di una parte per migliaio di miliardi e non di una parte per milione, e cioe’ ad una concentrazione di gran lunga minore di quanto pensato sinora”, ha spiegato al quotidiano The Guardian la ricercatrice Vyvyan Howard.(ANSA).
 

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